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Serie: YuYu Hakusho -
Capitolo: Ho sognato di ucciderti… - 1 di 6 - Rating: Angst - Pairing:
KuramaxHiei
Note: Seconda fic di YYH*-*! E si spera che questa sia un po’ più
lunghetta… e anche che riesca a darle una fine perché se continuo come
le altre che ho in ballo la cosa si fa dura^^…
I protagonisti della fic non possono essere altri che Hiei e Kurama*-*…
anche se in questo capitolo forse non si direbbe visto che per metà ci
sono soltanto Yu e Kuw ^^;;… Pazientate l’ho fatto per introdurre una
certa personcina che in seguito mi servirà *risata mefistofelica*.
I personaggi sono degli aventi diritto come al solito v.v, Kurama e Hiei
sono sempre di Togashi sensei ma per ora li ho rapiti per il mio diletto
e, una volta finita la fic li metterò a posto… forse*-*! Per la
personcina che mi servirà in seguito… la sua presentazione ufficiale
avverrà nel prossimo chappo XD! Enjoy, myah, X3!
YUME
NO BOUSEKIKOU
(TESSITORE DI SOGNI )
Capitolo 1 - Ho sognato di ucciderti...
di
Fuuma
Sento odore di acqua, sento odore di una terra lontana…
Sento odore di te…
Il calore circonda il mio corpo in un abbraccio dolce e forte al tempo
stesso, grandi braccia mi stringono mentre una mano è posata sul mio
capo e scivola al collo, scivola giù insieme ad un liquido caldo che
bagna i miei vestiti.
E sotto di me, acqua.
Ribolle, gorgoglia e placidamente scorre via portando con sé il profumo
della mia terra.
Il Makai…
Qualcosa si muove su di me e l’abbraccio che mi stringeva aumenta la sua
presa, ma le sue mani continuano a scivolare inermi abbandonandosi ad
un’invisibile forza che le trascina verso il basso.
Il suo respiro si fa più ravvicinato, veloci boccate d’aria soffiano
sulla mia guancia mentre la sua bocca si avvicina al mio orecchio. Il
battito del suo cuore accelera, corre, impazzisce fino a rallentare
improvvisamente e divenire un flebile sussulto che accompagna il
rallentare del respiro ora regolare, troppo… un respiro che va sparendo…
Seccato per questo cambio improvviso apro gli occhi lasciandoli vagare
per quella distesa di acqua e rovine in cui abbiamo trovato rifugio.
Ferro e roccia si ergono dalla fonte in cui sono immerso fino alla vita,
e, dietro di me, qualcosa che molto vagamente somiglia ad un castello
bruciato e distrutto, divorato dalle piante che aggrovigliate lo
ricoprono interamente.
Non compare questo luogo nella mia memoria, ma sono sicuro appartenga al
Makai.
E davanti a me, abbracciato stancamente al mio corpo, con la fronte
poggiata sulla mia spalla… Kurama. Che lentamente si abbassa, che
lentamente si lascia trascinare giù… Che lentamente sembra scorrere via
come l’acqua che ci accarezza…
Che razza di volpe debole che non sa nemmeno reggersi in piedi con un
po’ di corrente.
- Ehy kitsu… -
Ma la mia frase non prosegue quando il suo sguardo si posa per un
istante sul mio e lo stupore si fa largo tra i miei pensieri finché lo
vedo.
Sangue.
Sangue che macchia il suo bel viso cadendo goccia dopo goccia dalla sua
bocca perfetta, smossa in un’espressione sofferente. Sangue che si
infrange sui miei vestiti e sui suoi…
Sangue che scorre via dalla ferita al suo petto.
E la mia spada conficcata nel suo corpo che esce dalla sua schiena e
viene stretta dalle mie mani.
La voce muore nella gola impedendomi di parlare, di domandare cosa sia
successo, di chiedere se tutto questo non sia solo frutto della mia
immaginazione. Ma Kurama continua imperterrito ad abbracciarmi
stringendomi a sé come ultima ancora di salvezza e liberazione per il
dolore.
No, aspetta, fermati… voglio una spiegazioni, voglio sapere che diamine
è accaduto…
Io…
Io stavo soltanto…
Io…
…Ma che ho fatto…?
Le mie labbra si schiudono per rendere suono i miei pensieri, ma nulla
esce dalla mia bocca e non riesco a fare altro che rimanere stupidamente
imbambolato a guardarlo accasciarsi lentamente mentre la sua mano si
tende verso di me. Ma non l’afferro, non ci riesco, non la vedo nemmeno.
Lo guardo, lo guardo stupito, lo guardo shockato e tento di dire
qualcosa che non servirà comunque a niente.
Ma che cosa sto facendo?
Che cosa STAI facendo?
Kurama…
Come un pugno allo stomaco i miei sensi si risvegliano violentemente, mi
getto sul corpo di Kurama che sorride come se fosse soddisfatto del mio
gesto e mi fissa con quegli occhi smeraldini che soli riescono ad
incantarmi.
Perché sorridi stupido? Stai morendo non vedi? E allora che c’è di tanto
divertente?!?
- Hiei… - l’unica parola rimasta tra le sue labbra sporche di sangue.
Tossisce affaticato e stanco e io stringo la sua mano nella mia
incredulo ed arrabbiato.
Come osi morire davanti a me in questo modo?
Come hai osato stupida maledetta volpe?
Non te lo permetto, è chiaro? Non te lo permetto!!!
- Hiei… -
- Dannazione sta zitto! Non vedi che stai soltanto peggiorando le cose!
–
E quello stupido sorride.
Se non vedessi che la tua fine è vicina ti ucciderei di nuovo!
Ma non posso…
L’ho già fatto…
E non volevo…
Giuro che non volevo…
Non tu…
Ucciderei il mondo intero, distruggerei il mondo intero, soffocherei e
brucerei l’intero mondo… Tutto, tutto quanto… Ma non questa stupida
maledetta volpe…
Non Kurama…
Che cosa ho fatto…?
- Hi…ei… -
- Ti ho detto di tacere! –
- Ai…shi…tei… -
- No! Sta zitto! –
Non dirlo come se fosse l’ultima volta! Non dirlo affatto! Non te lo
permetterò mai!!!
Premo con forza la mano libera alla sua ferita al petto dopo aver
estratto la lama della mia spada. Inutilmente. Il sangue non si ferma e
il battito del cuore rallenta sempre di più fino a diventare soltanto un
vago ricordo della vita di Kurama che si spegne e chiude gli occhi in un
ultimo sussurro.
- …ru… -
Rabbioso lo fisso. Con odio, perché lo odio per quello che mi ha fatto.
- Che tu sia maledetto Kurama… Come hai potuto…? Che tu sia maledetto! -
I suoi lunghi capelli cremisi si disperdono catturati dall’acqua che
tenta di rapirlo e portarlo con sé sedotta anch’essa dalla bellezza di
questa volpe. Gli occhi chiusi e la sua espressione serena regala al
viso soltanto altra bellezza che malvagiamente verrà rubata dalla luna e
dalla morte.
Bastardo…
Non ti perdonerò mai Kurama…
E in lontananza i rintocchi di una campana si fanno più forti
accompagnandolo nel suo viaggio verso l’inferno, perché è lì che andrai
per avermi ingannato. Rintocchi di campana insieme ad un tintinnare
cristallino che si scioglie nelle note del vento e nel canto dell’acqua.
Ti odio Kurama!
Ti odio…
…
I vetri di una finestra sbattevano in continuazione spinti dal vento e
la pioggia entrava nella stanza bagnandone il pavimento.
Occhi rossi si spalancarono fissando stranito il soffitto bianco e
sorprendendo lo sguardo smeraldino del giovane seduto accanto a lui che
lo fissava preoccupato.
- Hiei, finalmente ti sei svegliato. - disse la voce ansiosa di Kurama,
sfiorando la guancia dell’altro con la mano.
Hiei rimase immobile, ricambiando lo sguardo cautamente, rifiutando ogni
pensiero potesse derivare da quella presenza e quando le calde dita di
Kurama accarezzarono dolcemente la sua guancia, un sospiro volò via
calmando il suo animo sconvolto. Posò la sua mano su quella del ragazzo
a convincersi che non poteva trattarsi di un allucinazione e, una volta
finalmente del tutto calmo, mosse velocemente l’altra verso il viso di
Kurama sferzandone la pelle chiara con uno schiaffo.
- Ma cosa…? -
- Non rompere, mi hai fatto arrabbiare! – borbottò rifugiandosi tra le
braccia del ragazzo perplesso e stupito.
Strinse possessivamente le braccia alla sua vita strofinando il viso
sulla pelle profumata, spogliata della casacca del pigiama, e in fretta
accantonò il sogno che lo aveva imprigionato mostrandogli una verità che
non sarebbe mai potuta accadere.
Kurama era vivo e lui gli era accanto, sdraiati insieme tra le coperte
del suo letto lo abbracciava e ricacciava da dove mai potesse essere
venuto ogni brutto pensiero sugli incubi della notte.
- Kurama… -
Il volpino aspettò prima di rispondergli e per un momento un brivido
attraversò la schiena dello youkai che alzò di scatto il capo, allora il
rubino si perse nello smeraldo e un tenero broncio si stampava sul volto
di Kurama.
- Mi hai fatto male, lo sai? -
- Cosa? –
Kurama sospirò pesantemente. Possibile che quello sciocco di Hiei si
fosse già dimenticato di averlo appena schiaffeggiato? Offeso sciolse
l’abbraccio al piccolo youkai e fece per voltarsi dall’altra parte,
mostrandogli la schiena.
- Ehy, ma che cavolo ti prende?!? - gli domandò allora Hiei convinto
sopra ogni ombra di dubbio che mai e poi mai potesse meritarsi un
trattamento simile, non dopo aver assistito alla realizzazione di tutti
i suoi timori in un incubo che avrebbe scosso il più potente dei demoni
del fuoco… lui per l’appunto.
- Prima mi dai uno schiaffo e poi fai finta di niente? –
Hiei non rispose.
- Potresti almeno chiedermi scusa. -
Lo sguardo dello youkai era rimasto immutato, fisso su di lui lo
guardava seccato per quelle parole che per lui non avevano alcun senso.
- Hiei mi hai schiaffeggiato, te lo ricordi questo? -
- E allora? –
Grandi occhi verdi si spalancarono per lo stupore e quello stupido
yoikai ancora non capiva.
- Potrei almeno saperne il motivo? – era una domanda ma somigliava più
ad un ordine implicito e necessario per avere il suo perdono.
Hiei lo fissò per molto prima di parlare, guardava i suoi splendidi
occhi in cui la giada sarebbe impallidita al confronto, la sua pelle
serica e delicata che lo faceva apparire come una fragile bambola, ma la
sua era un’apparenza pericolosa e quell’aspetto nascondeva in sé un
potere che non ci si sarebbe aspettato da una docile bambola di
porcellana. I capelli amaranti e lunghi accarezzavano le spalle
posandosi sulla pelle con una cascata di colori contrastanti.
La finestra sbatteva ancora portando con sé la pioggia e il suo odore
intenso.
- No. – rispose finalmente alla domanda di Kurama alzandosi per andare
al davanzale.
Gocce trasparenti gli sbattevano contro raffreddando il suo corpo
coperto soltanto da un paio di pantaloni scuri mentre distrattamente
guardava fuori, lontano, cercando un mondo che per quella notte era
stato lo sfondo dei suoi sogni trasformati in incubi.
- Hiei…? -
Kurama lo raggiunse tenendosi dietro di lui. Le mani posate gentilmente
sulle spalle dell’altro che lo accarezzavano in un massaggio lento e ne
studiavano la muscolatura come se avesse avuto bisogno di toccarlo per
ricordare come fosse il corpo del suo piccolo demone. Ogni parte era
marchiata a fuoco nella memoria del giovane, ogni momento passato con
lui, persino la sua voce, tutte le sfumature della sua voce, non avrebbe
avuto bisogno di averlo così vicino per riconoscerlo tra mille.
- Hiei c’è qualcosa che non va? - domandò abbassandosi verso di lui per
chiuderlo in un abbraccio tenero e protettivo e appoggiare il mento
sulla sua spalla.
- No. –
Una risposta sintetica e piena di dubbi…
- Sei sicuro? -
- Tsk. –
Era un modo per dire di sì e far smettere quell’inutile interrogatorio
che non li avrebbe portati da nessuna parte.
Tornò a voltarsi verso il rossino trovandosi immerso nel profumo di rosa
che era la sua pelle e un sorriso indecifrabile comparve sul suo volto.
- Se morirai senza il mio permesso non ti perdonerò mai. -
Sorrideva mentre pronunciava quelle parole. Sorrideva con lo sguardo
fisso avanti a sé, senza alzarlo verso l’altro, lasciandogli ad
intendere che mai era stato più serio e che mai qualcosa gli sarebbe
importato tanto come quella… la sua morte…
- Hiei…? -
- Hai capito? –
Aveva alzato il capo.
- …Sì… -
- Allora promettilo. –
- Te lo prometto. –
Lento si abbassò maggiormente sul viso di Hiei, sigillando la loro
promessa con un bacio, assaggiando il sapore della bocca del demone che
si muoveva verso di lui e le loro lingue battagliarono a lungo
spingendosi nei loro antri, intrecciandosi e staccandosi soltanto il
tempo di riprendere fiato.
Si portarono al letto intrecciando di nuovo i loro baci insieme alle
mani che si muovevano impazzite sui loro corpi presto bollenti e li
esploravano, li accarezzavano lascivamente lasciandosi condurre dal
piacere e dalla lussuria che con la notte li accoglieva.
- Non ti permetterò mai di lasciarmi… Non te lo permetterò mai kitsune…
-
Tra ansimi e gemiti di piacere volò via il sospiro di Hiei cavalcando il
vento notturno ed uscendo dalla finestra insieme ad un petalo di rosa
che si afflosciava sul terreno cementato della città su cui la pioggia
aveva smesso di abbattersi.
Profonde pozze penetranti come lame di ghiaccio fissavano il proprio
sguardo verso la finestra della stanza in cui la luce era stata spenta
del tutto, soltanto la luna osservava spiona i due corpi nella camera
amarsi e fondersi l’un l’altro. E una figura incappucciata mostrava il
suo sorriso spettrale tra le ombre della notte, allontanandosi
lentamente insieme ad un cristallino tintinnio di campanelli.
Scivolava via come un’ombra incorporea e spostava la mano al cappuccio
per nascondere maggiormente quello sguardo inquietante che solo ai
demoni delle fiabe poteva appartenere, e quel sorriso crudele che
sembrava cibarsi dell’oscurità desiderandone ancora, all’infinito.
Sparì in fretta voltando le spalle e calpestando senza attenzione i
petali di rosa caduti a terra su una pozza di sangue che si era
cancellata con la pioggia, facendo presto sparire il confuso disegno sul
marciapiede di una stella a cinque punte rovesciata…
Sparì in fretta la figura e dietro di sé non rimase nulla, soltanto una
cantilena lenta ed angosciante…
- Stelle insanguinate, petali di rosa e odore di morte… Avrò la tua vita
mostro, avrò la tua vita… -
Nuvoloni pregni di acqua piovana macchiavano la tela grigiastra del
cielo annunciando che presto avrebbe ricominciato a piovere. Erano
giorni che il lamentoso tempo faceva i suoi capricci sfogandosi con i
suoi temporali.
Grosse pozzanghere riempivano la strada e il cortile della scuola, un
piede ci finì completamente dentro e qualcuno imprecò arrabbiato.
- Dannazione! Ma questa è proprio sfiga! – esclamò spostandosi dalla
pozzanghera e rifilandole un’occhiata minacciosa, come se potesse
essersi trattato di un nuovo nemico che aveva voluto attaccarlo di
sorpresa. Ma l’acqua nella pozza non cambiò il suo lento scorrere se non
per un impercettibile movimento concentrico che si concentrò nel centro
e soltanto per un momento rifletté due occhi che non appartenevano a
quelli del tipo fermo accanto ad essa.
Occhi glaciali e penetranti, occhi fatti per guardare in faccia alla
morte e ridere di essa… occhi che non aveva mai visto, nemmeno in faccia
ai demoni che fin’ora aveva combattuto.
Un leggero tramare si fece largo nel suo corpo e la sua immagine tornò a
specchiarsi nella pozzanghera mentre le voci dei suoi amici lo
raggiungevano.
- Kuwabara, ma ci senti? –
Okubo lo aveva chiamato per l’ennesima volta prima che il giovane si
accorgesse della loro presenza.
- Eh? Ah, ma sì, certo che ci sento, ahahahah!!! – rise lui stupidamente
dando la colpa all’immaginazione e alla fatica che aveva dovuto compiere
in quei giorni per l’allucinazione che lo aveva appena colto.
Nemmeno qualche giorno fa aveva rischiato la vita combattendo contro
Sensui, ed ora si trovava a fissare degli occhi strani che in un qualche
modo avevano avuto il potere di terrorizzarlo… e angosciarlo in un
miscuglio di sentimenti contrastanti…
Doveva per forza trattarsi dalla sua immaginazione.
E poi per un po’ di tempo non aveva voglia di pensare a niente che
appartenesse al mondo degli spettri.
- Allora, andiamo a mangiare qualcosa? – azzardò con la fame che si
faceva sentire.
Gli altri ragazzi alzarono le mani annuendo a gran voce affamati anche
loro e parlottando del più e del meno si avviarono per l’uscita della
scuola.
Kirishima camminava dando le spalle al cancello, intento a spiegare agli
altri quanto divertente fosse stato il programma che aveva visto alla
televisione la sera prima. Gesticolava esaltato senza guardare dove
andasse e mosso un altro passo andò a sbattere contro qualcuno.
- Oh, scusa… - disse voltandosi per guardare in faccia la persona contro
cui si era scontrata ma uno sguardo raggelante lo accolse e le parole
gli morirono in gola.
Nessuna frase da parte dell’altro che proseguì come niente fosse il suo
cammino, uscendo prima di loro dalla scuola. Dietro di sé altri ragazzi
gli stavano urlando dietro qualche insulto con facce peste e piene di
lividi e sangue e, dal canto suo, un sibilo tenue si levò come monito
per quegli stupidi che lo avevano sfidato.
- Lasciatemi in pace se non volete morire… -
Kirishima rimase immobile a fissarlo come se un fantasma gli avesse
appena attraversato la strada e il suo respiro si fece incerto. Dietro
di lui Kuwabara non aveva potuto fare a meno di sentire le sue parole
appena sussurrate e notare quel tono così distaccato che faceva
accapponare la pelle.
Era un essere umano quello che li aveva appena superati, parole del
genere le aveva sentite e pronunciate tante di quelle volte che ormai
era diventata la sua normalità… ma una voce del genere sembrava
provenire dall’oltretomba.
- Ma no… sicuramente sarà uno a cui è andato male un compito! – affermò
in una risata per autoconvincersi che non c’era nulla di strano.
Il male era stato sconfitto ancora una volta e la pace era tornata sulla
sua bella città ancora una volta grazie a Kazuma Kuwabara, quindi non
c’era proprio niente di cui preoccuparsi. Un sorrisino ebete comparve
sulla sua faccia mentre già si vedeva in posa accanto ad una sfera
azzurrina con le fattezze del mondo, e indosso una qualsiasi divisa da
supereroe mentre tutti si inchinavano al suo cospetto, Urameshi lo
elogiava in lacrime per la sua immensa potenza e Yukina lo guardava come
se si fosse trattato di un dio in terra, senza contare poi quel
nanerottolo di Hiei inginocchiato anche lui ai suoi piedi a chiedergli
umilmente perdono e Kurama che si complimentava per il buon operato. Sì,
sì, uno spettacolo niente male! Peccato che la realtà fosse un’altra…
- Ehylà, Kuwabara!!! –
Una dolorosa pacca alla schiena lo raggiunse svegliandolo da quel bel
sogno ad occhi aperti e riportandolo sulla terra in cui Urameshi
ghignava gattescamente per l’espressione assolutamente idiota
dell’altro.
- Ah, sei tu… - borbottò deluso Kuwabara.
- Certo, chi ti aspettavi? –
Nella sua mente molti possibili nomi si mostrarono come risposta a
quella domanda, a partire da quello soave di Yukina… Ah, Yukina amata,
perché non c’era lei al posto di quell’essere lì?
Scrollando le spalle si decise finalmente a prestare attenzione alla
presenza di Yusuke venuto da lui soltanto per trovare un nuovo
divertimento. Il panchiko ormai lo aveva stancato, aveva passato lì
tutta la mattina marinando la scuola, ed ora aveva bisogno di uno sfogo
diverso.
- Allora che si fa di bello? – domandò quindi aggiungendosi alla
combriccola di affamati che desideravano soltanto un posto dove
mangiare.
E piuttosto in fretta raggiunsero il centro.
- Si può sapere dove sei stato in questi giorni Urameshi? È da un po’
che non ti si vede in giro. –
- Bha, non avevo voglia di venire a scuola, è sempre uno scassamento di
palle. –
Tra un boccone di ramen e l’altro i due chiacchieravano ritornando per
un momento al combattimento affrontato da poco contro Sensui, che aveva
visto Yusuke come vincitore… ma in cui avevano anche scoperto che il
ragazzo era un discendente della famiglia demoniaca… Cosa di cui, a
guardarlo meglio, non restava alcun dubbio.
Aveva sempre pensato che quell’Urameshi contro cui combatteva da quando
ne aveva memoria non fosse una persona normale, bè, nemmeno lui lo era..
ma l’altro…
Kuwabara sospirò voltandosi distrattamente verso la porta del locale da
cui un ragazzo della sua età entrò piuttosto di corsa dirigendosi
velocemente nell’altra stanza, nella cucina.
I capelli corvini terminavano in un lungo codino che lasciò la scia
della sua corsa.
- Scusa il ritardo capo! – esclamò cambiandosi e portandosi ai tavoli,
vagando con lo sguardo alla ricerca di qualcuno da servire.
Passando tra i tavoli si avvicinò in quello in cui Kuwabara e la sua
compagnia stavano mangiando, non fece molto caso a loro, erano già stati
serviti, per cui non era richiesta la sua presenza, ma Kirishima ne
aveva per un attimo incrociato lo sguardo e piuttosto stupito fece segno
a Kuwabara di guardarlo a sua volta.
- Uhm? – mugugnò il ragazzo con la bocca piena.
Masticava rumorosamente ma si fermò non appena riuscì a scorgere il viso
del giovane cameriere appena arrivato e quegli occhi glaciali che anche
a scuola aveva visto e lo avevano lasciato senza parole.
- Embè? Che avete tutti da fissare quel tipo lì? –
Urameshi si aggiunse alle occhiate sospette che il gruppo tirava al
cameriere. Lo guardò bene da capo a piedi: i capelli corvini avevano
particolari riflessi cremisi e il lungo codino gli ricadeva docilmente
su una spalla nascondendosi sotto ad un grembiule bianco, era piuttosto
alto e i suoi occhi avevano il colore dell’oceano, intenso e penetrante,
sembravano celarne gli immensi segreti delle sue profondità, un corpo
asciutto e un bel viso… ma a parte questo non notava nulla di strano.
Era un tipo come un altro, tutto qui.
- E’ un vostro amico? – domandò allora cercando qualche informazione per
questo loro strano interesse.
- Macché, è uno che frequenta la nostra scuola. – gli rispose Sawamura
tornando finalmente a dedicarsi al suo pranzo.
- E pensare che stamattina aveva uno sguardo così truce, ora sembra
persino un’altra persona. – borbottò Kirishima distogliendo a sua volta
lo sguardo e presto quel tipo perse importanza per tutti…
…
- Bene, ed ora che abbiamo la pancia piena dove andiamo di bello? – la
proposta venne da Yusuke, nuovamente alla caccia di qualche divertimento
si era alzato tirando rumorosamente indietro la sedia, attirando
l’attenzione di un po’ tutti in quel locale.
Anche il ragazzo che avevano studiato prima alzò lo sguardo per puntarlo
su di lui e un’espressione indecifrabile gli si stampò in viso mentre si
avvicinava a passi lenti verso l’altro.
- E ora che vuole? –
La voce di Urameshi era uscita bassa in una domanda rivolta più a sé
stesso.
L’altro non sembrava avere intenzione di attaccar briga con lui, né
doveva averne motivo, ma se era la rissa che voleva, ben venisse! Non
fosse mai che Yusuke Urameshi si tirasse indietro dal far volare qualche
pugno.
- E tu che ci fai qui? –
Yusuke guardò stupito il ragazzo.
La domanda l’aveva posta lui, come se già lo conoscesse e in quel
momento non aveva certo una risposta intelligente da dargli, soltanto un
“Eh?” che risultò sussurrato e dubbioso, ma i suoi sensi vennero scossi
subito dopo come se un ciclone di elettroni avesse attraversato il suo
corpo mettendolo in allerta.
Una sensazione di malessere lo attraversava alitandogli sul collo come
un respiro divino e diabolico allo stesso tempo, come un ultimo sospiro
vuoto e tenebroso che sapeva di morte.
Apparsa dal nulla nel locale scoppiò la presenza di un aura maligna dal
potere sconosciuto ma tangibile, soltanto la sua presenza lanciava
scariche violente che attraversavano l’aria e si abbattevano su Yusuke e
Kuwabara scossi per una tale potenza. Poi tutto svanì allo stesso modo
di com’era comparsa e una voce maschile si annunciò alle spalle di
Urameshi, troppo distratto per potersi accorgere anche di lui.
- Kyon-pon, ho fame!!! – esclamò la voce seguita subito dal corpo che si
gettò a spostare senza troppi complimenti Yusuke, spinto malamente a
terra, per buttare le braccia intorno al collo di colui che aveva
chiamato.
- Urameshi, tutto bene? –
- Ma cosa?!? Come cavolo si è permesso di buttarmi a terra quel tipo?!?
Ora lo disintegro!!! –
Fuoco e fiamme uscivano da Yusuke. Si era alzato e pieno di rabbia si
preparò per dare una bella lezione al tipo che, senza nemmeno
considerarlo, lo aveva spintonato in terra senza ritegno.
Gli fu dietro senza nemmeno badare alle parole degli altri che gli
chiedevano di darsi una calmata. Col cavolo! Era da un po’ che non
faceva a pugni e quella sembrava un’occasione perfetta.
Picchiettando con il dito sulla spalla del ragazzo tentò di attirarne
l’attenzione ma lui era completamente preso dal giovane a cui era ancora
abbracciato e gli sorrideva con un infantile sguardo che non aspettava
altro che di essere accontentato. Aveva fame, glielo aveva detto e ora
voleva essere sfamato. Come un cucciolo felino si strusciava sull’altro
mentre, tendendo bene le orecchie, si poteva quasi udirlo fare
teneramente le fusa.
- Ehy tu, invece di startene lì abbracciato a quel tipo dai retta a me!
– azzardò allora Urameshi poco convinto di poter avere un buon
combattimento con quel gattino dalle sembianze umane. Lo superava in
altezza di qualche buon centimetro ma per il resto non sembrava affatto
forte, il suo corpo era piuttosto slanciato, ma snello e quel visino
così contento gli dava sempre più l’impressione di trovarsi a parlare
inutilmente con un qualche animaletto domestico che nemmeno lo
ascoltava.
- Uffaaaa!!! – sospirò amareggiato per aver perso un’altra buona
occasione di sfida. Ma perdere tempo con uno che già in apparenza
sembrava così debole era fin troppo deprimente, tanto valeva lasciarlo
perdere, così amareggiato diede retta a Kuwabara che per tutto il tempo
non aveva fatto altro che dirgli parole come “E lascialo stare Urameshi,
non vedi che non ti caga manco di striscio? E poi se combatti contro di
lui rischi di ucciderlo, cretino!”. Infondo aveva ragione, con la forza
che ora aveva ottenuto non c’era essere umano in grado di competere con
lui, né gli spettri che ora potevano trovarsi nel loro mondo…
Rifilò un’ultima occhiata incuriosita a quei due che si erano finalmente
staccati e scosse la testa mentre il ragazzo che lo aveva sbattuto a
terra ancora gli dava le spalle.
No, qualsiasi tipo di spettro potesse essere non avrebbe di certo potuto
fare granché contro di lui…
Davanti al ragazzo più piccolo, Kyon-pon, o come lo aveva chiamato
quell’altro, alzò lo sguardo verso Yusuke ormai voltato per andarsene.
Una scintilla attraversò l’intenso blu dei suoi occhi facendolo
riluccicare per un momento e, accarezzando affettuosamente il capo
magenta dell’altro, ridusse il suo sguardo ad una fessura, tenendolo
puntato sul gruppetto fino a che non sparirono all’esterno. Allora tornò
a dedicarsi al ragazzo che tutto contento si era appeso al suo braccio
reclamando cibo e lamentandosi della grandissima fame che aveva e del
suo povero stomaco vuoto.
- Kyon-pon, muoviti, ho fame, ho fame, ho faaaameee!!! Muoviti o sento
che morirò! -
- Se mi lasci il braccio magari posso servirti… -
- Servirmi? Sìììì!!! Sarai il mio servitore! Forza, forza, lavora per
me! –
- …Non hai capito proprio niente tu… -
- Zitto, non ti ho dato il permesso di parlare, portami da
mangiaaaareeee! –
- Agli ordini. –
- Evvivaaa!!! –
Il cameriere sparì in cucina ben conscio dell’ordinazione che l’amico
voleva. Tutte le volte che capitava lì, sicuramente seguendolo visto il
suo scarso senso d’orientamento, ordinava sempre le stesse cose semplici
e veloci, ma era facile accontentarlo.
- Cibo, cibo, cibo… - cantilenò finché non fu sicuro che Kyon-pon fosse
troppo impegnato per tornare subito da lui e un sorriso birichino smosse
le labbra sottili del ragazzo, occhi che avevano il colore di una terra
lontana resero il suo sguardo più tagliente e la cantilena divenne
sussurro, un lento freddo sussurro che modificò anche la sua voce
togliendogli quell’impronta infantile che aveva fino ad un attimo fa –
Ha fame, ha fame… e presto si sazierà… ha fame, ha fame… e per questo il
mostro morirà… -
Nel regno dei morti Koenma leggeva gli ultimi rapporti dei suoi
subordinati.
Seduto all’enorme scrivania piena di plichi, foglie e appunti, annuiva
silenziosamente con aria grave.
- Dunque è così… - borbottò abbassando il foglio che reggeva in mano,
fissando il suo sguardo serioso su Botan, in piedi accanto a lui che con
aria preoccupata non aveva osato disturbare la sua lettura.
- Botan… -
La traghettatrice delle anime scattò sull’attenti. Era ansiosa, agitata,
preoccupata e altre centinaia di cose. Tutto quel silenzio e quel
mistero per lei era troppo, da interminabili ore era stata chiamata al
cospetto di Koenma e ancora non gli era stato detto il motivo. Aveva
sentito che da qualche giorno dopo la chiusura del tunnel che collegava
il mondo umano e quello degli spettri la squadra speciale stava
ultimando le ultime ricerche di un paio di spettri di alto rango
sfuggiti nel Ningenkai… ma erano solo voci di corridoio e ancora doveva
capire quanto di esse fosse la verità…
- S… sì? – domandò piena di apprensione, pendendo dalle labbra del re
dall’aspetto di bambino.
Koenma saltò giù dalla poltrona stringendo nel pugno il rapporto che
aveva finalmente terminato di leggere e lo porse con aria gravosa a
Botan sospirando più volte. Lei lo afferrò e attese di ricevere nuove
disposizioni.
- Botan… -
- Mi dica… -
Koenma sospirò ancora.
Purtroppo non c’era altro da fare, sapeva che sarebbe potuto succedere e
la soluzione era una, l’aveva capito leggendo quei fogli in cui
l’inchiostro nero mostrava fin troppo bene la necessità della sua
decisione.
- Botan, dì a quei cretini che mi hanno mandato questo fascicolo che è
quello sbagliato! Vedi di farti dare il rapporto giusto al più presto!!!
-
E figurati se ci si poteva mai fidare di quegli inetti dei suoi
subordinati! Era chiaro che avrebbero sbagliato di nuovo plico, lo
facevano tutte le volte che li mandava nel reparto “Hukusyuu”.
La traghettatrice tirò un sospiro di sollievo e contemporanea delusione
mentre rideva portandosi alla porta, ma Koenma non aveva terminato…
- Botan… -
Questa volta il tono del piccolo re era diventato minaccioso…
- Prima di riconsegnare quel rapporto devi recarti immediatamente nella
Stanza del Gelo Eterno… -
Botan si voltò di scatto.
La Stanza del Gelo Eterno…
Non era mai stata in quel luogo prima d’ora…
Cosa mai poteva volere il re Koenma che si trovasse lì…?
- E… e cosa devo fare? -
Koenma le scoccò un sorrisino che dietro al nuovo ciucciotto sembrò
ancora più inquietante, soprattutto per la frase che ne seguì.
- Naturalmente devi prendermi dell’altro ghiaccio, qui è finito tutto. -
In effetti la Stanza del Gelo eterno altro non era che un enorme cella
frigorifera…
† 1°CAPITOLO FINE †
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